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Isola d' Elba

Andiamo ad esplorare quest' isola così bella e così magica; partiamo con il traghetto o con l' aliscafo dal porto di Piombino o di Livorno e arriviamo in pochi minuti...

L'ISOLA D'ELBA
(Superfìcie Kmq 223,5; lunghezza Km 29; larghezza Km 18)
Siamo sul piroscafo che, regolarmente compie la spola tra Piombino e l'Isola d'Elba. Davanti a noi l'Isola del Ferro staglia contro il cielo il profilo dei suoi monti culminanti nella cresta granitica del M. Capanne . . . Ma l'aspetto fisico dell'Elba lo conosciamo già; come già conosciamo la sua lussureggiante vegetazione di palme, di olivi, di vigne, di cactus, di fichidindia, favorita da un clima eccezionalmente dolce sia d'Estate che d'Inverno . . .
Superato il rosato scoglio di Cérboli, popolato da gabbiani, sfioriamo l'isolotto boscoso di Palmaiola col suo faro; le coste dell'Elba sono vicinissime. Dopo una breve sosta davanti al pittoresco villaggio di Cavo, si risale verso l'estremità settentrionale dell'isola, rasentando l'isolotto dei Topi e doppiando il Capo della Vita. D'improvviso, ecco che ci si apre davanti il Golfo di Portoferraio: una profonda insenatura dalle acque di un azzurro intenso e dalla trasparenza meravigliosa: un altro dono per l'isola, che da queste acque pescosissime trae lavoro e benessere per i suoi abitanti e offre ai turisti la gioiosa ebbrezza della pesca subacquea . . .
Si alternano ora, lungo il litorale che ci accompagna verso Portoferraio, tratti di coste dirupate e spiaggette ridenti; poggi ammantati di vigneti e scogli selvaggi sforacchiati da grotte; scure frange di pinete e pareti a picco di calcare . . . calcare bianco e calcare grigio, rocce nere e rocce purpuree e rocce verdi di serpentina: il contrasto di questi colori col turchino delle acque è stupendo. Ma il colore che costituisce la ricchezza maggiore dell'isola è il rosso, il rosso delle colline che si susseguono sulla costa orientale dei-risola. E nel grembo di quei colli che si cela, inesauribile, il tesoro del ferro.
Fu forse questo colore che attrasse verso l'isola i primi abitanti, i preistorici Liguri?
Sopraggiunsero poi, da Populonia, le navi degli Etruschi; e certo questo popolo in-dustre seppe sfruttare le rosse colline colme di metallo; tant'è vero che chiamarono l'isola col nome di Uva che significa « ferro ».
A loro volta scavarono nelle miniere i Romani, che fecero dell'isola anche una base navale e vi fondarono varie città fra cui Fabricia, l'attuale Portoferraio, a cui ci stiamo avvicinando. Nel Medioevo l'Elba appartenne ai Pisani e ai Genovesi che la difesero più volte dai Saraceni. Diventò poi teatro di contese fra Spagnoli, Francesi e Tedeschi; finché, il 3 Maggio 18.14, ecco giungere all'isola un personaggio eccezionale. Chi è? E, nientemeno, Napoleone, l'Imperatore dei Francesi!
Ma egli non vi giunse di sua volontà, come turista. Vi giunse in esilio, come prigioniero. Prigioniero per modo di dire perchè, per il periodo che risiedette nell'isola, Napoleone ne fu il sovrano assoluto (con tanto di bandiera a banda rossa con tre api in campo bianco). Vi fece costruire una piccola reggia e diede sviluppo a varie attività. Poi, come tutti sanno, fuggì con pochi fidi, e tornò in Francia per vivere i suoi ultimi « Cento giorni » di gloria sino alla sconfitta di Waterloo, che lo confinò per sempre nell'isoletta di Sant'Elena, sperduta nell'Atlantico. Il breve regno di Napoleone nell'Elba ha lasciato nell'isola indelebili ricordi che, ancor oggi, costituiscono un'attrazione per i turisti. Ma che cosa sono questi ricordi in confronto di un cielo luminoso e di un mare blu? 0 in confronto di spiagge deliziose e di baie incantevoli, di ombrosi boschi e di alti monti da cui si godono panorami stupendi? E' soprattutto per la bellezza e la varietà della sua natura che l'Elba è diventata, in questi ultimi tempi, un centro turistico di fama mondiale.
Che cosa visiteremo a Portoferraio? Non importa quello che visiteremo; accontentiamoci di passeggiare per le sue vivaci viuzze, di fare il giro delle sue mura e di salire lentamente verso i due Forti, da cui ci riappaiono, in basso, la città e la sua magnifica rada.
Presso il Forte Stella, ad esempio (così chiamato per la sua forma stellata) incontreremo la modesta Casa di Napoleone, detta anche « Palazzina dei Mulini » perchè, prima che l'Imperatore la trasformasse per abitarvi con la sua piccola corte, era una povera casetta con un mulino a vento. Un'altra residenza napoleonica è la Villa di San Martino, che possiamo raggiungere con una gita pochi chilometri fuori dall'abitato, sui pendii del Monte San Martino. Le sorge accanto un'altra villa in cui ha sede la Pinacoteca Foresiana che raccoglie opere di pittori toscani dell'Ottocento.
Seguendo invece, da Portoferraio, una strada che costeggia il litorale, si giunge alla bella spiaggia di Acquaviva, méta di campeggiatori e, più avanti, al pittoresco Capo d' Enfola, dai limpidissimi fondali in cui si tuffano i pescatori subacquei. Da Portoferraio si diramano due strade principali.
Cominciamo a seguire la prima strada, quella verso est.

Essa ci inviterà, via via, a queste soste :
    •    Capolìveri, vecchio borgo in stupenda posizione su un'altura da cui si può discendere verso belle spiaggette o salire a visitare le ricche miniere del Monte Calamita;
    •    Porto Azzurro, raccolto fra vigneti ed àgavi in una ridente baia del Golfo di Mola su cui domina, dall'alto, la grandiosa Fortezza di Portolongone, oggi adibita a carcere;
    •    Rio nell'Elba, borgo di antichissima origine in mezzo alle rosseggianti montagne che costituiscono l'importante cuore minerario dell'isola;
    •    Rio Marina, grazioso centro balneare in un'amena insenatura da dove partono i carichi del ferro provenienti dalle vicine miniere; e infine
    •    il Volterraio, millenaria rocca pisana edificata su un'antichissima acropoli etnisca, da cui la strada scende serpeggiando con splendide viste verso il luminoso Golfo di Portoferraio. La seconda strada, quella verso ovest, ci offre queste méte:
    •    la dolce insenatura della Biódola, paradiso dei campeggiatori e dei pescatori subacquei ;
    •    Procchio, moderno centro balneare con una vasta spiaggia in fondo all'incantevole conca dell'omonimo golfo;
    •    Marciana Marina, disposta a mezzaluna sul mare allo sbocco di una verde valle, con una possente Torre Medicea all'estremità del molo;
    •    Poggio Terme, aggrappato a una rupe granitica fra bei boschi di castagni e di querce che ammantano i pendii del sovrastante Monte Capanne;
    •    Marciana, anch'essa sui pendii del Capanne, con caratteristiche viuzze e i ruderi di un Castello degli Appiani, che furono i signori dell'Elba nel secolo XV.
A sud dell'isola, invece, sorride, con la sua bella spiaggia, le sue ville e le sue pinete, la località balneare di Marina di Campo.
E le altre isole dell'Arcipelago Toscano?  Da nord a sud esse sono:
    •    l'Isola di Gorgona, la « Urgon » di Plinio, modesta per dimensioni, ma attraente per le sue coste rocciose e per la pescosità delle sue acque. Lunga poco più di due chilometri e larga uno e mezzo, ha un aspetto selvaggio. È sede di una Colonia Penale;  l'Isola di Capraia dalle pareti rocciose suggestivamente colorate di viola. Gli strapiombi della costa, aperta da numerose grotte, sono impressionanti. Anche qui i pescatori subacquei hanno trovato un loro paradiso.

Capraia, pittoresco paese, è il capoluogo dell'isola. La sua maggior abitazione è la Fortezza di San Giorgio costruita dai Genovesi nel 1400 a difesa contro i pirati saraceni. L'isola, tutta montuosa ha una superficie di chilometri quadrati 19,5; una lunghezza di Km 8; una circonferenza di Km 30 circa e dista Km 65 da Livorno ;
— l'Isola di Pianosa, lunga Km 6 circa; larga Km 4,6 con una superficie di Kmq 10 circa. Prende il nome dalla sua conformazione completamente piana. Pianosa è quindi completamente diversa dalle
Viene coltivata la. vite, i cereali, i foraggi. Vi abbonda l'ulivo. Numerosi avanzi fossili di orsi, volpi, cervi, cavalli, buoi rinvenuti nell'isola ci dicono che l'isola un giorno era certamente unita al continente; l'Isola di Montecristo, la più a sud dell'Arcipelago Toscano, deserta e assai pittoresca. Ha una superficie di Kmq 10,39. La costa, alta e dirupata, ha una circonferenza di Km 16. L'isola è rivestita da folte macchie fra le quali si aggirano il muflone, la capra ed il coniglio selvatico.

IL CURIOSO E' SERVITO

A Porto Baratti, che costituiva l'antico porto di Populonia, gli Etruschi lavoravano il ferro ivi trasportato dall'Isola d'Elba. Ce lo dimostrano gli enormi cumuli di scorie ferrifere che vi si trovano ancor oggi. Queste scorie, depositate dai forni fusori ormai distrutti, ricoprono ancora, in parte, le tombe della Necropoli Etnisca che gli archeologi stanno disseppellendo a poco a poco nella zona. Pensa che questo antichissimo cimitero comprende tombe scavate o edificate dal IX al III secolo avanti Cristo. Le tombe « scavate » sono, per lo più, grotte o celle ricavate nel tufo; le tombe « edificate », invece, sono dei veri e propri monumenti con cupola e vari ambienti interni come camere e corridoi. Secondo gli oggetti rinvenuti dentro di esse, le tombe sono state chiamate con vari nomi. Abbiamo così la Tomba dei Flabelli (i « flabelli » erano grandi ventagli di bronzo), la Tomba dei Carri, la Tomba dei Letti Funebri, ecc. Poco lontano da Marciana, nell'Elba, si erge in panoramica posizione il solitario Santuario della Madonna del Monte, dove si venera un'immagine della Madonna dipinta su un masso di granito. Nel Santuario si ritirò per qualche giorno Napoleone, ricordato anche da una roccia delle vicinanze che è chiamata « la sedia di Napoleone ». Il successo era dovuto al fatto che le vicende del romanzo si svolgono attorno a un favoloso tesoro nascosto, appunto, nell'Isola di Montecristo. Il Dumas prese spunto, per la sua storia, da una leggenda che già da secoli aleggiava intorno all'isola. Secondo tale leggenda il tesoro sarebbe stato sepolto in qualche angolo dell'isola dai monaci di un antico monastero costretti a fuggire da Montecristo a causa delle scorrerie del terribile corsaro saraceno Dragut. La realtà, però, deve essere ben diversa, perchè certamente i monaci, lasciando l'isola, si portarono con sè nel continente le ricchezze del loro monastero.  Nell'Isola di Montecristo esiste una grotta detta Grotta di San Mamiliano. San Mamiliano, vescovo di Palermo, si rifugiò nell'Isola di Montecristo per sfuggire alle persecuzioni dei Vandali nel quarto secolo.
Secondo una leggenda San Mamiliano trovò nell'isola un drago e l'uccise. Dopo la dura lotta battè su una roccia da cui zampillò l'acqua che ancor oggi dà vita alle piante e alla fauna selvaggia di Montecristo.


 

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