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Pisa e Parco preistorico di Peccioli

Partiamo oggi da Suvereto per un altro itinarario interessante... tra arte e dinosauri...soprattutto per i bambini!!!

Partiamo da Suvereto e ci dirigiamo come prima tappa verso la Città della Torre Pendente, la storica e meravigliosa Pisa, per poi tornando indietro, soffermarci a Peccioli, piccolo borgo, ma regno di un Parco bellissimo, il Parco Preistorico.

 

 

Pisa, gloriosa per storia, per arte e per tradizioni di cul­tura, è adagiata, in pianura, attorno alle sponde dell'Arno, a cir­ca 12 chilometri di distanza dal Mar Tirreno e in prossimità del­ie alture del Monte Pisano.

— Come mai — potrebbe chiedere qualcuno — Pisa fu una famosa e potente Repubblica Marinara se . . . era distante dal mare?

E' una domanda giusta. Pisa, però, è lontana oggi, dal mare. Un tempo non lo era. Infatti l'Arno, appena supe­rata la città, sfociava in mare attraversovaste lagune che costituivano una specie di golfo. Sei o sette secoli prima della nascita di Cristo, quel golfo attrasse alcuni coloni greci, che vi fondarono una città, in seguito occupata dai Liguri, dagli Etruschi, dai Romani. La città era Pisa. Su quel golfo, poi, detto Sinus pisanus, l'imperatore Augusto fondò il « Portus Pi­sanus » cioè una base navale di grande im­portanza per le imprese romane nel Medi­terraneo occidentale.

Nei primi secoli del Medioevo, il Porto Pisano continuò a svolgere una vivace attività marinaresca. Cominciò quindi ad assumersi l'eroico compito di arginare le minacce dei Saraceni, i feroci pirati arabi che assalivano i paesi delle coste tirreniche incendiandoli e saccheggiandoli. Nel 1015, infatti, ecco che i Pisani li­berano la Sardegna dai Saraceni e vi affer­mano il loro dominio. In seguito, con l'aiu­to di Genova, Pisa occupa la Corsica e aiu­ta i Normanni a conquistare la Sicilia. Ha inizio, in tal modo, il periodo più glorioso della vita della città. Erettasi a li­bero Comune, Pisa ingrandisce rapidamen­te e si arricchisce di monumenti insigni. Nel 1099, le agili navi della flotta pisa­na partecipano alla spedizione della Prima Crociata. Da allora, esse veleggiano da un capo all'altro del Mediterraneo, svolgendo prosperi traffici con l'Oriente. Il secolo XII, vede affermarsi la po­tenza marinara di Pisa con le vittorie su Amalfi e sui Musulmani di Spagna.

Oltre che sulla Sardegna e su parte del­la Corsica, il dominio pisano si estende or­mai solidamente su tutto il litorale toscano, da Portovenere a Civitavecchia, mentre la città si adorna di tre gioielli: il Duomo, il Campanile, il Battistero, magnifici esempi di quell'architettura romanico-pisana che si diffonderà poi per tutta Italia.

E con l'architettura, fiorisce mirabil­mente la scultura nelle opere di Nicola, Gio­vanni ed Andrea Pisano, i primi tre grandi maestri della scultura italiana. Nel secolo XIII, cominciarono ad ad­densarsi oscure nubi sulla splendida e fio­rente vita della città . . .Le nubi venivano da nord e da est, cioè da Genova, rivale potentissima sul mare, e da Firenze, che tendeva ad espandersi lungo l' Amo fino al litorale tirreno. Lo scontro con la prima avvenne nel 1284, presso lo scoglio di Meloria. In ([nel­la celebre battaglia navale trionfò la flotta di Genova e la sconfitta subita fu un colpo durissimo per i Pisani. Seguì un periodo di feroci discordie in­terne che posero termine alla libertà comu­nale. Rassegnata al dominio dei Fiorenti­ni, Pisa attraversò un lungo periodo di de­cadenza da cui si risollevò soltanto sotto la Signoria dei Medici.

Per volere di Alessandro de' Medici, in­fatti, fu riattivata l'antica Università. Co­minciò così un nuovo periodo di benessere durante il quale fiorirono gli studi e rifulse il genio di Galileo Galilei. Anche sotto i Granduchi di Toscana e, più tardi, sotto i Lorena, Pisa ebbe una vita prospera e tranquilla, distinguendosi parti­colarmente come nobile centro di cultura. Unita al Regno d'Italia nel Marzo 1860, la città subì durante l'ultima guerra gravi bombardamenti aerei che distrussero o danneggiarono moltissimi monumenti, in special modo chiese e palazzi medioevali.  Nel secolo XIV, la città fu signoreg­giata da l'uguccione della Faggióla, dalla fa­miglia della Gherardesca, dalla famiglia, dei Gambacorta. Anche i domini colonici, non più pro­tetti dalla flotta, caddero l'uno dopo l'altro, a cominciale dalla Sardegna.

Nel 1399, toccò a Pisa la grave umi­liazione di vedersi venduta ai Visconti, si­gnori di Milano. Se ne liberò con una ri­scossa nel 1405, ma nello stesso anno fu oc­cupata da Firenze. Era ormai la fine per la splendida Re­pubblica marinara di un tempo.

Oggi, quelle ferite sono in gran parte risanate e Pisa, ricca di commerci e di industrie, si è ampliata in moderni quartieri che vanno espandendosi verso le campagne circostanti. Solitamente raccolta e tranquilla, la cit­tà si anima, nel periodo del « Giugno Pisa­no », con varie manifestazioni artistiche e sportive fra le quali si distinguono : il pitto­resco Gioco del Ponte, che rappresenta uno storico torneo in costumi del secolo XII, e la Luminaria di San Ranieri, fantastica il­luminazione a ceri sui due Lungarni.

Ma è soprattutto con le splendide testi­monianze del suo passato che la città attrae innumerevoli turisti . ..Per non stancarti troppo, e nello stesso tempo per poter ammirare bene ogni cosa, suddivideremo la nostra visita alla città in tre itinerari.

PRIMO ITINERARIO: Sono sicuro che, appena uscito dalla Stazione, o apena parcheggiato la tua auto, ti guarderai intorno per cercare la Torre Pendente, il più famoso e carat­teristico monumento pisano. Ma la celeber­rima Piazza dei Miracoli, in cui si eleva an­che la Torre, si trova al capo opposto della città. Cominciamo quindi a visitare questa parte di Pisa che si estende a meridione del­l'Arno.

Un largo viale di fronte alla stazione ci guida subito nella vasta ed alberata Piazza della Repubblica, sulla quale prospettano vari edifici pubblici e la Chiesa trecentesca di Sani'Antonio. Si dipartono, da questa piazza, due lun­ghe strade che raggiungono l'Arno: la Via Mazzini e il Corso Italia. All'inizio della prima si trova la Domus Mazziniana, ricostruita di re­cente sulla casa (distrutta dalle bombe nel 1943) in cui il grande apostolo dell'unità italiana trascorse i suoi ultimi giorni e mo­rì il 10 Marzo 1872. Quante commoventi testimonianze della sua vita, tutta dedicata alla Patria, troviamo raccolte nel Museo di questo edificio! Seguendo invece il Corso Italia, che è la più vivace arteria della città, incontria­mo la Chiesetta di San .Domenico, che cu­stodisce una « Crocifissione » di Benozzo Gózzoli; la Chiesa di Santa Maria del Car­mine, anch'essa con notevoli opere d'arte e, ormai presso l'Arno, il grandioso loggiato delle Logge di Banchi (antica sede dei mer­cati della lana e della seta), accanto al quale-si erige il gotico Palazzo Gambacorti, tutto ornato da stemmi e oggi diventato Palazzo Comunale. Eccoci così sulle sponde dell'Arno, che divide Pisa in due parti quasi uguali. La vista sui Lungarni, da qui, è veramente sug­gestiva, con lo sfondo del Monte Pisano ed il rettifilo delle case rispecchiate nell'acqua. Davanti a noi, si estende il Ponte di Mezzo (così chiamato perchè al centro della città), vivacemente conteso nel celebre « Gioco del Ponte » dai cavalieri in costumi medioevali che rappresentano le due parti di Pisa divi­se dall'Arno. Esso ci inviterebbe ad attraversare il fiume. Ma facciamo, prima, una bella pas­seggiata sui Lungarni che costeggiano il fiume da questa parte. Verso destra, ad esempio, il Lungarno Galilei ci offre l'occasione di conoscere: il Palazzo Pretorio, ricostruito dopo la guer­ra; l'ottagonale Chiesa del Santo Sepolcro, con una cupola a piramide; il caratteristico Quartiere di Cinzica che, abitato un tempo dai mercanti arabi e turchi, ci presenta la statua dell'eroica Cinzica e la Chiesa gotica di San Martino, decorata da affreschi e da una bellissima scultura di « San Martino e il povero » ; il bastione della Cittadella Nuo­va, avanzo dell'antica fortezza costruita per i Fiorentini dall'architetto Giuliano da San-gallo nel secolo XVI e oggi trasformato in giardino pubblico. Risalendo invece a sinistra, per il Lun­garno Gambacorti, avremo modo di ammi­rare la stupenda Chiesetta di Santa Maria della Spi­na, tutta fiorita di pinnacoli, di guglie e di statue, vero gioiello dell'arte gotico-pisana. Nel suo interno, che un tempo custodiva una « spina » della corona di Gesù, sorride soave la statua della Madonna del latte, ca­polavoro di Nino Pisano. Proseguendo per il Lungarno Sonnino ci appaiono, sull'opposta sponda, i capannoni dell'ex Arsenale delle Galee, appartenente al glorioso Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, che si distinse nella lotta contro i pirati saraceni. Il Lungarno Sonnino termina alla Porta a Mare, da cui ha inizi .ì il popoloso « Quar­tiere di Porta a Mare » già ricordato nella lettura su Cinzica de' Sismondi. Davanti alla « Porta » si estende una verde piazza dominata dalla Chiesa romanico-pisana di San Pao­lo a Ripa d'Arno, del secolo XI, con una bellissima facciata traforata da logge e con un interno (ricostruito di recente dopo la distruzione della guerra) che ci presenta due file di colonne dai capitelli finemente decorati. Sullo spiazzo dietro la chiesa sorge la grandiosa Cappella di Sant'Agata, sormon­tata da una cupola a piramide come la' Chie­sa del Santo Sepolcro. Siamo giunti, così, alla fine del nostro primo itinerario. E sarebbe ora di attraver­sare l'Arno, non ti sembra? Possiamo farlo qui stesso per mezzo del moderno ponte davanti alla Porta a Mare, o, retrocedendo sul Lungarno, mediante il Ponte Solferino. Intanto, per riposarci, potremo fare una sosta in una buona trattoria e gustare qualche « piatto » della saporita cucina toscana che già conosciamo. Pisa, dal canto suo, ci offre il tradizionale piatto delle Cee. Che cosa sono queste « Cee » ? Assaggia­le. Saprai dirmi poi se ti sono piaciute.

SECONDO ITINERARIO: La nostra visita riprende dalla centrale Piazza Garibaldi, che si apre al termine del Ponte di Mezzo con un bel monumento all'E­roe dei due Mondi. Accanto alla piazza (al­l'inizio della caratteristica Via Borgo Stret­to, affiancata da vecchi portici) si eleva la Chiesa di San Michele in Borgo, con un'ar­moniosa facciata gotico-pisana ornata di 'oggette. Sui due lati della stessa piazza si tendono il Lungarno Mediceo e il Lungarno Paci notti. Seguendo il primo, possiamo visitare: il cinquecentesco Palazzo Toscanelli; il Pa­lazzo dei Medici, sede della Prefettura e, poco più avanti, la bella Chiesa di San Mat­teo. Al lato di quest'ultima sorge un ex con­vento clic ospita oggi il Museo Nazionale, importantissimo per la sua raccolta di stupende sculture pisane e di dipinti toscani del Medioevo. Vi ammi­riamo, in particolare, opere di Nino e di Giovanni Pisano, di Donatello, di Jacopo della Quercia, del Beato Angelico e di Ma­saccio. Scendiamo ora per il Lungarno Pacinot­ti, che offre ampie viste sulle due sponde del fiume e sulla magnifica fioritura di gu­glie della Chiesa di Santa Maria della Spina. Prospettano sul Lungarno: il Palazzo Agostini, ricco di decorazioni in terracotta e sede, durante il Risorgimento, del famoso «Cade dell'Ussero », e il Palazzo Upezzin-ghi, detto « Alla Giornata », così chiamato per il motto che appare inciso sopra il suo portale. Dal Lungarno Pacinotti risalgono pa­recchie vie con antiche case-torri e palazzi e chiese fra cui notiamo il Palazzo della Sa­pienza, sede centrale dell'insigne Universi­tà e la Chiesa, romanico-pisana di San Fre­diano. La via più interessante per nobiltà di edifici e vivaci prospettive è la lunga Via Santa Maria. Percorrendola incontria­mo : la Chiesa di Santa Maria, con un carat­teristico campanile cilindrico leggermente inclinato; la Casa di Pacinotti in cui nac­que e morì il grande fisico pisano; la Do-mus Galilaeana, che custodisce numerosi ci­meli del sommo scienziato ed è centro di studi galileiani; il Museo di Storia Natu­rale, accanto al quale si estende il vasto Or­to Botanico con rigogliose coltivazioni di varie specie di piante che crescono all'aper­to grazie alla mitezza del clima pisano. Al termine di Via Santa Maria, si apre davanti ai nostri occhi uno dei più meravigliosi spettacoli d'Italia e del mondo. È lo spettacolo, celeberrimo, della Piazza del Duomo, detta anche « Piazza dei Miracoli » per la mirabile armonia dei monumenti che la com­pongono. Questi monumenti sono: il Duomo, il Battistero, il Campanile o Torre Pendente e il Camposanto. Candidi di marmo, essi si innalzano da un'ampia distesa erbosa, come un prodigio di grazia e di bellezza. Quante volte li abbiamo già ammirati sulle cartoline e sulle illustrazioni di libri o alla televisione o al cinema! Non dovremmo quindi stupirci molto, oggi, nel vederceli davanti. Eppure, ecco, i no­stri sguardi sono incantati, affascinati; ed ora si posano sulla mole maestosa del Duomo, ora salgono allo slanciatissimo profilo della Torre Pendente, ora indugiano sulle eleganti forme del Battistero, ora corrono lungo la cinta marmorea del Camposanto. Sullo sfondo, il prato verdissimo è limitato dalle basse mura merlate che, a questo punto, chiudevano la città, raccogliendo in uni ultimo abbraccio il suo tesoro più grande. Numerosi turisti, fermi e assorti come noi, contemplano l'insieme del quadro incante­vole; alcuni si aggirano lentamente attorno agli spettacolosi edifici, altri scattano fotogra­fie; altri ancora entrano ed escono dai monumenti. Che silenzio, che quiete nel breve spazio che raduna tanti miracoli d'arte. Intorno al Campanile o Torre Pendente si nota una certa animazione. E la gente che sale e scende: ansiosa quella che si accinge a salire, stupita quella che è appena scesa. Avviciniamoci anche noi alla più famo­sa Torre del mondo. Santo cielo come pen­de! Pensa che l'inclinazione è di oltre 4 metri rispetto alla verticale! Ma niente pau­ra: ormai sono otto secoli che pende così. Acquistato il biglietto d'ingresso entriamo nella Torre e cominciamo a salire i 294 gradini della scala a spirale che porta alla sommità. Una sosta ad ogni piano ci per­mette di uscire sulle loggette che recingono come anelli la Torre. Sono sei anelli. In ci­ma c'è la cella campanaria, con la terrazza da cui Galileo fece i noti esperimenti sulla caduta dei corpi pesanti.

Siamo un po' . . . affaticati, ma ci com­pensa il bellissimo panorama che dalla cit­ata si estende sul mare fino alle isole di Ca­praia e di Gorgóna e, dalla parte opposta, lino al Monte Pisano e alle Alpi Apuane. Ti dirò ancora che il Campanile è alto in 55,22 dal lato più alto e m 54,52 da quello più basso. Venne iniziato nel 1173. Interrotto a causa del cedimento del terre­no fu ripreso nel 1275. Ci attende ora la visita al Duomo, capolavoro dell' architettura romanico-pisana e uno dei massimi monu­menti religiosi d'Italia. Iniziato nell'anno 1063 dall'architetto Buscheto, esso fu portato a termine, dopo oltre un secolo, dall'architetto Rainaldo.Giriamogli attorno per ammirare prima l'esterno, decorato da statue, da mosaici, da rosoni, da logge e dalle preziose porte in bronzo della facciata e dell'abside. Nell'interno, luminoso, solenne e suddi­viso in cinque navate da alte colonne di granito, la Cattedrale ci presenta, tra altre innumerevoli opere d'arte, quadri e scultu­re. Sono opere di Andrea del Sarto, del Giambologna, del Sodoma, del Ghirlandaio, di Tino di Camaino, autore, quest'ultimo, della bella tomba di Arrigo VII. Ma l'opera più stupenda è, senza dub­bio, il celebre Pergamo di Giovanni Pisano, straordinariamente ricco di sculture che raffigurano con drammatica potenza nume­rose scene dei Vangeli. Accanto al Pergamo, di fronte alla gran­de àbside ornata da un mosaico al quale la­vorò anche Cimabue, pende un lampadario in bronzo: è la famosa «lampada di Gali­leo », le cui oscillazioni suggerirono al som­mo scienziato le leggi fìsiche sul pendolo . . .  Battistero, tutta una delicata trama di colonnine, di arcatine, di guglie e di log-gette e ricchi coronamenti gotici. Esso fu iniziato, nel 1152, dall'architet­to Diotisalvi, e proseguito nel secolo se­guente da Giovanni e da Nicola Pisano. Mirabile, delle sue quattro porte, è quel­la che fronteggia il Duomo, ornata da inta­gli a rilievi finissimi. L'interno del Battistero, semplice e so­lenne, è animato dal magnifico Pergamo di Nicola Pisano, da un'ampia vasca battesi­male, opera di Guido da Como, e dalle grandi statue della Vergine, degli Evangeli­sti e dei Profeti, che si innalzano presso le pareti.

A fianco del Duomo e del Battistero si allunga il marmoreo recinto del Camposanto. Forse nessun altro cimi­tero è tanto ricco di opere d'arte. Troviamo queste opere (affreschi, sculture, sarcofagi) raccolte nelle quattro gallerie (o bracci) dell'elegantissimo portico che si affaccia sul rettangolare prato del Camposanto. Degli affreschi che decorano le pareti, i più celebri sono quelli che raffigurano il Trionfo della Morte, il Giudizio Finale e l'Inferno, vastissime composizioni di un pit­tore toscano rimasto ignoto. Altri mirabili affreschi sono quelli che rappresentano 23 storie dell'Antico Testa­mento, dipinti da Benozzo Gózzoli, e le sto­rie di San Ranieri, dipinte da Andrea Buo­naiuti di Firenze. Fra le meravigliose opere di scultura notiamo, in particolare, il Sepolcro dei Con­ti della Gherardesca, il sarcofago greco-ro­mano di Ippolito e Fedra, una Madonna col Bambino, di Giovanni Pisano, e un magni­fico vaso greco in marmo fasciato di basso­rilievi. Abbiamo così completata la nostra visi­ta alla Piazza dei Miracoli. Ma se è l'ora del tramonto, soffermiamoci ancora un po­co davanti a questo scenario incantevole. Soffermiamoci finché i marmi dei monu­menti, accesi dalla luce rosata, sembreran­no palpitare di una loro vita intima e pre­ziosa, finche a poco a poco, avvolti dalle ombre della sera, ci appariranno come una visione unica al mondo per grazia, armonia e bellezza.

TERZO ITINERARIO: L'ultimo nostro itinerario pisano, il più breve, inizia dall'antico centro della città, a circa metà percorso fra la Piazza del Duomo e l'Arno. Siamo nella bella Piazza dei Cavalieri, circondata da nobili edifici del Cinquecento fra cui domi­na lo stupendo Palazzo dei Cavalieri o del­la Carovana, un tempo sede dell'Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano. Davanti al palazzo notiamo una grazio­sa fontana e la statua di Cosimo I de' Me­dici, fondatore dell'Ordine dei Cavalieri. A destra, sorge la Chiesa di Santo Ste­fano dei Cavalieri, progettata dal Vasari, con un fastoso interno che custodisce le bandiere conquistate ai Turchi dall'Ordine. Sul lato opposto, la piazza ci presenta poi il Palazzo dell'Orologio, composto di due parti riunite da una maestosa arcata. Il quartiere che si estende attorno a Piazza dei Cavalieri conserva ancora in par­te, nelle sue caratteristiche vie e nei suoi edifici, l'aspetto medioevale della città. Poco distante (osserva la cartina) è la vasta Piazza Martiri della Libertà. Ci appa­re, qui, la Chiesa gotico-pisana di Santa Cate­rina, con una bella facciata marmorea il­leggiadrita da logge e con un interno ricco di opere d'arte fra cui ammiriamo alcune statue di Nino Pisano e pregevoli dipinti di Simone Martini e di Francesco Tràini. Un'altra insigne chiesa, poco lungi, è infine la Chiesa di San Francesco, con affre­schi di Taddeo Gaddi e di Taddeo di Bar­tolo e con una grande tavola marmorea di Tommaso Pisano sull'Aitar Maggiore.

I   DINTORNI DI PISA: Noterai sulla cartina che da Pisa si ir­radiano numerose strade che percorrono in ogni senso la pianura circostante. Ciascuna di queste strade permette di compiere escursioni verso méte di notevole interesse artistico o naturale. Cominciando da nord-est, ad esempio, ecco la strada che ci guida verso il Monte Pisano, fino a San Giuliano Terme, notissima loca­lità termale con sorgenti di acque curative indicate soprattutto nelle forme reumatiche. Da San Giuliano si può risalire, ai pie­di del Monte Pisano, la strada che si dirige a Lucca toccando l'importante centro agri­colo e industriale di Calci, con un'antica Pieve di stile ro-manico-pisano, affiancata da un massiccio campanile rimasto incompiuto. Poco lungi dal paese, giganteggia la Certosa di Pisa, uno dei più grandiosi monasteri d'Italia, fondato nel Trecento ma completamente ricostruito nel secolo XVII. II vastissimo edificio comprende vari ambienti fra cui una chiesa barocca ricca di affreschi e di sculture, l'elegante Chiostrino Capitolare e il suggestivo Chiostro Grande recinto da arcate e ornato al centro da una bellissima fontana. Eccoci poi alle strade che volgono verso ovest, in direzione del mare. Fra queste stra­de e la costa tirrenica si estendono tre ma­gnifiche zone boscose. Sono: la Macchia di Migliarino, a nord del Serchio, la Tenuta di San Rossore fra il Serchio e l'Arno, e la Tenuta di Tómbolo a sud dell'Arno. La più ampia ed interessante è la Tenu­ta di San Rossore che prese il nome da una chiesetta (di cui rimangono le rovine) dedi­cata nel Medioevo al Santo martire Rosso­re. Essa si estende su un territorio di circa 3.000 ettari e, oltre ad immensi boschi di pini e di querce attraversati da meravigliosi viali popolati di cinghiali, lepri, daini, fa­giani, ecc., racchiude vaste praterie, campi, villaggi e persino un moderno ippodromo chiamato « Pista degli Escoli ».

II più importanti « personaggi » della Tenuta di San Rossore sono i cavalli da cor­sa di razza barbaricina, superbi purosangue allevati con ogni cura nel villaggio di Bar­baricina. Altri « personaggi » curiosi della « Te­nuta » sono i dromedàri, un tempo numero­sissimi ed ora ridotti a quattro esemplari. Siamo, infine, nel bel viale alberato che costeggia l'Arno ad occidente di Pisa. Giun­ti al sesto chilometro circa, una breve devia­zione ci porta in vista della basilica di San Piero a Grado, uno dei più insi­gni ed antichi monumenti pisani. La basilica, isolata in mezzo alla cam­pagna, sorge nel luogo ove, secondo la tra­dizione, sarebbe sbarcato San Pietro giun­gendo in Italia. E difatti, a quei tempi, l'Arno sfociava nel « Sinus Pisanus » proprio a questo pun­to, e c'erano dei gradini per salire dall'ap­prodo alla riva. Per questo la chiesa prese il nome di « San Piero a Grado ». D'aspetto rude e austero, la basilica ci mostra nel suo grandioso interno una serie di affreschi sulla vita di San Pietro e il luo­go esatto in cui il Santo pose piede a terra alla fine del suo lungo viaggio dalla Pale­stina.

IL CURIOSO E' SERVITO

Nella « Domus Mazziniana » a Pisa, oltre che una sala per conferenze e una biblioteca dedicata al Risorgimento, ha sede come già sappiamo un Museo che raccoglie preziosi ricordi sulla vita di Giuseppe Mazzini .Fra questi ricordi (libri, ritratti, autografi, vecchie bandiere) commuovono in particolare, gli oggetti personali del grande Artefice dell'unità d'Ita­lia: i suoi indumenti e la sua chitarra, i suoi sigari e la sua penna, i suoi medicinali e il cuscino su cui egli spirò il 10 Marzo 1872. Nel sobborgo di San Giusto, a Pisa, sorge la Chiesa dei Cappuccini, che conserva un « Crocifìsso » in legno del secolo XIII attribuito a Giovanni Pisano. Secondo la leggenda, questo Crocifìsso avrebbe un giorno parlato a San Bernardo che gli stava ingi­nocchiato davanti, in preghiera. A Pisa, accanto alla Chiesa di San Nicola, in Via Santa Maria, si trova la casa medioevale detta « Torre della verga d'oro ». Da questa torre, Galileo Galilei fece osservare, col suo cannocchiale, al Granduca Co­simo I, i pianeti « medicei » da lui stesso scoperti. La costruzione del Duomo di Pisa, iniziata nel­l'anno 1063, fu agevolata dal ricchissimo bottino por­tato in patria dai Pisani dopo una vittoriosa spedizio­ne da essi compiuta contro i Saraceni a Palermo e, in seguito, da altre celebri imprese, fra cui la partecipa­zione alla Prima Crociata. Il Camposanto pisano, secondo la tradizione, fu edificato sul luogo dove, nel 1203, l'Arcivescovo Ubaldo de' Lanfranchi sparse una certa quantità di terra del Gòlgota, la collina presso Gerusalemme sul­la quale fu crocefisso Gesù. Questa terra era stata portata a Pisa sulle navi pisane di ritorno dalla spe­dizione della Prima Crociata in Palestina. Il grandioso affresco del « Trionfo della Morte », nel Camposanto di Pisa, è composto di varie scene. La prima a sinistra rappresenta un gruppo di ca­valieri che, andando a caccia, s'imbattono in tre bare che contengono i cadaveri di tre re. San Martino, ac­canto alle bare, ammonisce i cavalieri della sorte che li attende. Nella scena centrale si vedono alcuni eremiti che vivono serenamente in penitenza e in preghiera. La terza scena, a destra, raffigura la Morte che, invocata da un gruppo di infelici e sofferenti, piomba invece con la sua falce su una gioconda riunione di dame e cavalieri in un boschetto. Gran parte degli affreschi, ora restaurati, subiro­no gravi danni a causa di un bombardamento che colpì il tetto di piombo del Camposanto, il quale si fuse e colò sulle opere d'arte. Il Palazzo dell'Orologio, in Piazza dei Cavalieri, fu costruito con i resti della « Torre della fame », tri­stemente celebre perchè in essa morirono di fame il conte Ugolino della Gherardesca e i suoi figli e ni­poti, tenuti prigionieri perchè il conte era stato accu­sato di voler diventare signore di Pisa. L'episodio dell'orribile morte dei poveretti è sta­to immortalato da Dante nel XXXIII canto dell'Inferno.

Storia del Parco Preistorico dal 1977 ad oggi.

La storia del Parco Preistorico inizia dalla decisione di un artista circense, non più giovanissimo, di ritirarsi dalla vita di tournée. Il luogo prescelto per «fermarsi», fu proprio la cittadina di Peccioli dove l'artista comprò due ettari di vigneto e vi costruì una casa, per sé e per tutta la sua famiglia.

Col desiderio di «inventare» un lavoro che potesse ripagare le attività dello spettacolo itinerante i due fratelli si accorsero che quella loro terra era piena di conchiglie, di strane impronte, di resti fossili: i segni concreti di un'evoluzione della natura dalla preistoria ad oggi che proprio lì, anche sulla loro vigna, aveva lasciato tracce così evidenti. Da quel ritrovamento venne l'idea di mostrare quei piccoli tesori del passato, e di corredarli con un itinerario di ricostruzioni che fosse sia scientificamente pertinente ed efficace per la didattica, sia caratterizzato dallo stile evocativo, spettacolare e volto all'intrattenimento che è cifra distintiva dell'attività circense.
I due fratelli, Guido e Paolo Ghironi, nel giro di pochi mesi avevano già costruito i primi cinque animali preistorici. Era il 1977: nasceva il Parco Preistorico di Peccioli, tredici anni prima del libro Jurassic Park di Crichton e sedici prima dell'omonimo film di Spielberg. Negli anni, i due fratelli hanno affinato la loro tecnica per la costruzione dei modelli e oggi il Parco conta venti ricostruzioni, comprese un simpatico vulcano che erutta palline colorate e la riproduzione in scala naturale di un brachiosauro del giurassico superiore, il dinosauro più grande attualmente ricostruito in Europa.

Come tutte le strutture all'aria aperta anche questa si fa di un regoalmento che tuteli sia la natua che le persone che lo visitano. Per garantire a tutti un ordinato e pacifico utilizzo delle strutture e per assicurare una buona riuscita della giornata al Parco, si prega di attenersi alle seguenti regole:

Il Parco e l’area attrezzata:

- I bambini non possono girare da soli nel Parco e devono stare accanto agli adulti.

- Chi accompagna i bambini ne è responsabile.

- La Direzione non risponde dei danni causati a chi non rispetta le più elementari regole di comportamento.

- I bambini possono giocare, su supervisione e responsabilità di un accompagnatore, nell’area loro destinata dove sono presenti le attrezzature ludiche.

- Sono vietati giochi che possono recare danni alle cose e compromettere la sicurezza altrui.

- Sono ammessi cani al guinzaglio.

Il parcheggio (auto e camper):

- Il parcheggio è gratuito ai visitatori del Parco.

- Per i camper il pernottamento è gratuito, con possibilità di allaccio acqua e luce. È vietato però l’uso di strutture esterne al camper (tende, sedie a sdraio, tavolini etc...) per consentire il transito degli altri veicoli.

- L’ingresso all’area sosta è permesso anche durante le ore di chiusura del Parco; è cortesemente richiesto di chiudere il cancello ad ogni passaggio.

L'area Pic-Nic:

- L’area Picnic è riservata ai visitatori del Parco, che ne hanno accesso libero.

- Si chiede di gettare i rifiuti negli appositi cestini, differenziando i rifiuti per tipi mediante gli appositi contenitori.

- Porre particolare attenzione a non sprecare l’acqua.

- Per ragioni di sicurezza è assolutamente vietato accendere fuochi e fiamme libere o barbecue.

Orari di apertura al pubblico:

Siamo aperti ogni giorno dell'anno dalle 9.00 al tramonto

Prezzi d'ingresso al parco

ALTA STAGIONE (1 APRILE - 31 AGOSTO)

€ 4.00 A PERSONA

BASSA STAGIONE (1 SETTEMBRE - 31 MARZO)

ADULTI € 4.00
BAMBINI € 3.00

I bambini al di sotto di un metro di altezza entrano gratis.

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