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Siena e Monteriggioni

Partiamo oggi alla scoperta di due straordinarie cittadine nel cuore della Toscana... Siena e Monteriggioni. Una visita obbligata a due perle della Toscana ricche di fascino e di storia...

 

VISITIAMO SIENA

Come visiteremo Siena? Ma a pie­di, naturalmente: tutta a piedi. Non c'è modo migliore per conoscere una città e, in particolare, una città « speciale » come Siena, una città quasi interamente medioevale che rivela le sue bellezze più segrete solo a chi sa cercarle passeg­giando con amore (e anche con un po' di fatica) su e giù per le sue strade e le piazze di ogni sua « contrada ». Per conoscere bene le cose più im­portanti e, nello stesso tempo, per non stancarci troppo, suddivideremo la no­stra visita in tre itinerari.

PRIMO ITINERARIO

Questo primo itinerario si svolge nella zona dove pulsò più intensa la vita medioevale della città.

Siamo, precisamente, sull'incrocio delle tre principali arterie di Siena (Via di Città, Via dei Banchi di Sopra e Via dei Banchi di Sotto) chia­mato « Croce del Travaglio » perchè nel Medio­evo veniva barricato con travi che impedivano ai partili in lotta di azzuffarsi. Oggi questo punto è animato da un festoso via vai di Senesi e da crocchi di turisti intenti a fotografare l'elegante edificio gotico della Loggia della Mercanzia, che si apre in am­pie arcate rette da pilastri tutti adorni di statue. Scendendo per un vicolo di fianco alla Loggia, usciamo ih vista del magico scenario di Piazza del Campo, detta, più semplicemen­te, « il Campo », che si spalanca nel punto dove si riuniscono i tre colli su cui si irradia la città. Che piazza meravigliosa! Leggermente inclinata e con la curiosa forma di una con­chiglia, essa è sovrastata dall' agilissima Torre del Mangia che svetta sopra il mae­stoso Palazzo Pubblico, ed è cinta da un giro di palazzi antichi, alcuni dei quali coronati di merli e di torri. Al centro del « Campo », sorride la per­la della Fonte Gaia, con le sei lupe che get­tano mormoranti scrosci di acqua. Ma am­miriamo un po' più da vicino il Palazzo Pubblico, costruito nel Tre­cento, che è uno dei più stupendi esemplari dell'architettura gotica in Toscana. Ecco, ai suoi piedi, la graziosa loggetta della Cappella di Piazza; ecco, appena en­trati per il portale, l'antico Cortile del Po­destà ornato di stemmi e dal quale possia­mo salire per una scala di 1.04 gradini sulla cima della Torre del Mangia, dove ci ap­pare un incantevole panorama su tutta la città e sui colli circostanti. Eccoci poi, nell'interno del Palazzo, nel­le fastose sale che racchiudono i più cele­brati capolavori della pittura senese : la Sa­la del Mappamondo con i grandiosi affre­schi di Simone Martini; la Sala della Pace con i celebri affreschi di Ambrogio Loren-zetti; la Cappella del Consiglio, con una fi­nissima cancellata in ferro, e un « coro » in legno preziosamente intagliato e decora­to dagli affreschi di Taddeo di Bartolo; la Sala di Badia con affreschi di Spinello Are­tino illustranti la storia di papa Alessan­dro III, senese; le sale del Museo Civico con ritratti, armature, maioliche, monete e, infine, i resti della Fonte Gaia, scolpita dal grande Jacopo della Quercia e della quale abbiamo appena visto la riproduzione nel centro della piazza. Tornati nel sole del « Campo », sediamo al tavolino di un caffè per goderci, ancora un poco, la visione di questa incomparabile piazza che fu teatro di tante appassionanti vicende della vita di Siena. Fu qui, infatti, che nel 1260, il popolo senese ascoltò trepidante le notizie sulla bat­taglia di Montaperti, riferite da una vedetta che seguiva le fasi dei combattimenti dal­l'alto di una torre. Alla fine della battaglia, vittoriosa per i Senesi, fu qui che il gonfalo­ne fiorentino venne legato per spregio alla coda di un asino; fu qui che ebbero luogo tumulti d'ogni genere; fu qui che i Senesi ascoltarono le zelanti rampogne di San Ber­nardino che li sollecitava alla pace; fu qui che durante il terribile assedio del 1555 i cittadini si raccolsero per attendere, con ani­mo straziato e prostrati dalla fame, la fine della loro libertà ... Ma qui ebbero luogo anche spettacoli di giubilo; giostre, caro­selli e tornei, contese cavalleresche che pla­cavano l'odio tra le fazioni rivali, impe­gnandole, magari per un giorno soltanto, in gare di destrezza e di audacia. Qui, ancor oggi, esplode due volte all'anno il FANTASTICO PALIO.  Ma è tempo di riprendere il nostro iti­nerario. E per sgranchirci le gambe, seguia­mo la Via Banchi di Sotto. Prospettano su questa strada il solenne  Palazzo Piccolomini, del 1400, che è il più bell'edificio rinascimentale di Siena;   il cinquecentesco Palazzo dell'Universi­tà, sede di uno dei più antichi Studi d'Italia e, più avanti, le Logge del Papa, fatte erigere da Pio II, con accanto la Chiesa di' San Martino che custodisce una statua della Madonna col Bambino, di Jacopo della Quercia. Proseguendo per Via di Pantaneto giun­giamo poi alla Chiesa di Santo Spirito, che racchiude dipinti del grande pittore Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Poco lontano, in suggestiva posizione fra i cipressi, e affiancata da un bel campanile del Duecento, sorge laBasilica di Santa Maria dei Servi, eretta nel secolo XII, nel cui armonioso in­terno ammireremo fra altre opere d'arte al­cuni affreschi di Pietro Lorenzetti. La vicina Via Roma ci guida, infine, da questa parte della città, alla poderosa Por­ta Romana ornata sopra l'arco da un soave affresco di Giovanni Sassetta. Siena ore 13. È ora di riposarci un po' in un buon ristorante (a Siena ce ne sono finché vuoi), per gustare qualche saporita specialità della cucina toscana e senese. Dopo un piatto di  cannelloni ripieni, potremo ordinare una por­zione di  agnello alla cacciatora o, se preferisci, di pollo alla diavola, accompagnato da un bicchiere di Chianti delle famose tenute di Brolio. Quanto al dolce, non abbiamo che da sce­gliere fra queste specialità che Siena ci offre: il panforte, celebre in tutto il mondo, i riccia­relli, i cavallucci e, infine, un disco di croccante copata profumata di miele.

SECONDO ITINERARIO

Seguiamo ora, dalla « Croce del Trava­glio », la Via di Città, che sale in dolci cur­ve fiancheggiate da bei palazzi medioevali ira i quali spicca il trecentesco Palazzo Chigi-Saracini, con una magni­fica facciata adorna di finestre trifore ed una mozza torre. Esso è sede dell'Accademia Musicale Chigiana, istituita dal conte Gui­do Chigi Saracini ed ospita una raccolta di dipinti di scuola toscana e senese. Segue il Palazzo delle Papesse, così chiamato perchè fatto costruire per le so­relle del papa Pio II dall'architetto Rossel-lino. All'angolo di questo palazzo, la Via del Castoro ci guida in breve alla Piazza del Duomo, dove, immediata­mente, restiamo affascinati dalla splendida mole marmorea del Duomo, una delle più geniali creazioni dell' architettura gotica italiana. Alta su una gradinata, e vigilata da uno svettante campanile a strisce bianche e nere, la Cat­tedrale senese ci mostra una preziosa fac­ciata che sembra un grandioso gioiello o un finissimo ricamo, ravvivata com'è da tutte quelle fioriture scultoree attorno ai tre por­tali e al rosone, e culminante nel fastigio di agili pinnacoli. Non per nulla questa facciata è opera, in gran parte, del sommo Giovanni Pisano. Il Duomo fu iniziato ai primi tempi del Comune, nel secolo XII e la sua costruzio­ne si protrasse con alterne fasi per altri due secoli, soggetta di volta in volta alle vicen­de stesse della vita della città. E difatti, mentre si stava progettando, all'inizio del secolo XIV, l'ambizioso sogno di creare una nuova ed immensa cattedrale, ecco che la tremenda peste del 1348 inter­ruppe d'improvviso l'opera, lasciandoci di essa alcune parti imponenti che si possono ammirare accanto all'attuale Duomo. L'interno del tempio, animato da una rustica selva di pilastri e straordinariamente suggestivo per il suo contrasto di chiaro­scuri, è di una grandiosità davvero impres­sionante. Esso racchiude infinite opere d'arte, a cominciare dal pavimento (suddiviso in 56 riquadri graffiti e intarsiati), opera mirabile realizzata da una schiera di 40 artisti fra i quali il Pinturicchio e il senese Beccafumi. Ecco, poi, il celebre Pergamo marmoreo di Nicola Pisano, capolavoro della scultura go­tica, con stupendi rilievi che raffigurano la vita di Gesù; ecco la Cappella della Madon­na del Voto con la dolce Madonna di Guido da Siena e gli angeli in bronzo del Bernini; ecco, nell'abside, il bellissimo coro in legno e la preziosa vetrata di Duccio di Buoninse-gna; ecco il fastoso altare Piccolomini con sculture giovanili del Michelangelo; ecco la Cappella di San Giovanni Battista con un affresco del Pinturicchio e una statua del Donatello; ecco la meravigliosa Libreria Piccolomini con gli incantevoli affreschi del Pinturicchio illustranti le scene della vita di Pio II; ecco, ancora, nella parte absidale del Duomo, il Battistero, dalla mirabile fac­ciata gotica e dal ricchissimo interno che cu­stodisce il magnifico « Fonte Battesimale » di Jacopo della Quercia, ornato con basso­rilievi in bronzo dello stesso Jacopo ed inol­tre del Donatello. Completiamo la rassegna di tante mera­viglie visitando il Museo   dell'Opera  Metropolitana, situato sotto le colossali arcate del « Duomo Nuovo » rimasto incompiuto nel secolo XIV. Il Museo raccoglie, su due piani, numerose opere di scultura e pittura fra cui ammiria­mo in particolare il gruppo marmoreo delle Tre Grazie, di arte greco-romana, alcune statue di Giovanni Pisano, il quadro della Natività della Ver­gine di P. Lorenzetti, e la celeber­rima tavola della Maestà di Duccio di Buoninsegna. Circondano   il Duomo, sulla stes­sa piazza: il gotico Palaz­zo Arcivescovile; lo Spedale di San­ta Maria della Scala, con l'omonima chie­sa che racchiude un grandioso organo e varie opere d'arte; il cinquecentesco Pa­lazzo del Governo, dell'architetto Buontalenti ; il Palazzo del Magnifico, così chiama­to perchè appartenne a Pandolfo Petrucci, detto il Magnifico che, come sappiamo, fu Signore di Siena dal 1497 al 1512; e, infine, l'austero Palazzo del Capitano di Giustizia del Duecento. Scendendo a fianco di quest'ultimo per Via del Capitano giungiamo nella Piazzuo­la di Postierla, con l'antica Casa-torre dei Forteguerri e, al centro, una colonna del Quattrocento sormontata dalla Lupa senese reggente un portabandiera in ferro battuto. Ancora pochissimi passi per Via San Pietro, ed eccoci di fronte al nobile Palazzo Buonsignori, dall'armoniosa ed elegante facciata coronata di merli. In questo palaz­zo ha sede l'interessantissima Pinacoteca Nazionale, che è una pre­ziosa documentazione dello sviluppo della pittura senese dal secolo XII al secolo XVI. Se a questo punto sei un po' . . . stufo di cose d'arte, sarà meglio rimandare ad al­tro momento la visita a questo Museo, i cui numerosi capolavori meritano invece di essere ammirati con tutta calma. Per ora, comunque, ti dirò che la Pina­coteca raccoglie splendide opere di Duccio di Buoninsegna (fra cui La Madonna dei Francescani); di Pietro e Ambrogio Lorenzetti {La Madonna del Carmine e VAnnun­ciazione); di Taddeo e di Domenico Bartolo, di Giovanni di Paolo, del Sassetta, del Sodo­ma e di molti altri. Superata, in Via San Pietro, la leggiadra Casa gotica di Pia de' Tolomei (l'infelice se­nese ricordata da Dante nella Divina Com­media) usciamo sull'alberato Prato di San­t'Agostino dove sorge la chiesa dedicata a questo Santo, con un luminoso interno che ci presenta un « Crocifisso » del Perugino, una drammatica (( Strage degli Innocenti » di Matteo di Giovanni, un'« Epifania » del Sodoma e una vivacissima tavola del cele­bre pittore senese Simone Martini. Il nostro « Secondo Itinerario » si con­clude, giù per Via della Cerchia, davanti alla Chiesa di Santa Maria del Carmine, an­ch'essa con notevoli opere d'arte del Sodo­ma e del Beccafumi, e che fu eretta, nel Cinquecento, dal grande architetto senese Baldassarre Peruzzi, pure creatore del leg-giadrissimo Palazzo Pollini che fronteggia la Chiesa del Carmine. Ormai è il tramonto e, riposatici un po', non ci resta che passeggiare a caso per le vie di Siena, scoprendo, per conto nostro, qualche pittoresco angolo che, magari, non è descritto nelle « gui­de » e che tuttavia potrebbe rivelare, in modo profondo e suggestivo, l'anima più segreta della città. Potrebbe capitare di aggirarci, per esempio, nel dedalo di viuzze del vecchio « Ghetto » ; op­pure di risalire la « Galluzza », una strada in cui pare che il tempo si sia fermato da secoli sotto le misteriose ombre degli archi che allacciano le an­tichissime case; oppure di sboccare in una piaz­zuola che ci mostra, nella fioca luce, il solitario gioiello di un pozzo; oppure, di uscire, per un viottolo fra orti e muriccioli, su uno spalto arioso da cui ci appare uno sciame di case degradanti a valle e, più lontano, l'incerto profilo di colli palpitanti di luci; oppure di ritrovarci, con sor­presa ed emozione, nuovamente in pieno Campo, in questa fiabesca piazza che di sera è simile a un'immensa sala tappezzata di rosso, pronta per una festa di gran gala.

TERZO ITINERARIO

Non c'è ora del giorno in cui la Via Ban­chi di Sopra (lungo la quale riprendiamo la nostra visita) non sia animata da un an­dirivieni di folla che diventa vivacissimo verso mezzogiorno e verso sera, e cioè nei momenti preferiti dai Senesi per il loro abi­tuale «passeggio ». Anche questa arteria, ch'è una delle più belle della città, ha inizio dalla « Croce del Travaglio » e sale in lieve curva fra due ali di nobili edifici, aprendosi, dapprima nella Piazzetta Tolomei, dove sorge l'omonimo Palazzo del Duecento, e poi nell'armoniosa Piazza Salimbeni, sulla quale prospettano il rinascimentale Palazzo Spannocchi, ideato da Giuliano da Maiano, e il gotico Palazzo Salimbeni, sede dell'antica e fa­mosa banca del Monte dei Paschi. A sinistra di Via Banchi di Sopra si estende il popoloso quartiere di Fonte Branda, pieno dei ricordi di Santa Caterina, la grande Senese Patrona d'Italia che ebbe mistiche visioni di Gesù e che con le sue soavi parole e le sue lettere traboccanti di fede, dedicò tutta la vita a placare gli ani­mi divisi dall'odio. Troviamo questi ricordi intorno alla maestosa Basilica di San Domenico, che già ci presenta, nel suo interno, il celebre ritratto della Santa dipinto dal suo contemporaneo Andrea Vanni e, inoltre, la Cappella di San­ta Caterina, decorata da splendidi affreschi del Sodoma raffiguranti l'Estasi e lo Sveni­mento della Santa e con un ricco tabernacolo in cui è racchiuso, entro un reliquiario, la testa della Santa stessa. Eccoci, infatti, subito dietro la Basili­ca, al Santuario Cateriniano, che compren­de un gruppo di edifici sorti intorno alla ca­sa in cui abitò Santa Caterina; e cioè: la Chiesa del Crocifisso, che custodisce il « Crocifisso » davanti al quale la Santa ri­cevette le stigmate: VOratorio Superiore, con quadri di vari pittori illustranti la vita della Santa, e gli Oratori della Camera e della Contrada, pure con affreschi e dipinti che rappresentano numerosi episodi della sua vita. Poco lungi, per una scalinata di matto ni, scendiamo (e certo vi scendeva anche la piccola Caterina per attingervi l'acqua) alla famosa ed antichissima Fonie Branda, che s'innalza con tre grandi arcate coronate da merli. In questa stessa parte della città si tro­vano la Biblioteca Comunale che conserva importanti codici del Medioevo preziosa­mente miniati, e il Museo Etrusco Senese, che raccoglie vasi, urne, bronzi, sarcofagi, monete, ecc., ritrovati nel territorio. A destra della Via Banchi di Sopra, si estende un altro tipico quartiere senese in­tersecato da strade caratteristiche come la Via Bandini, con pittoresche case del Due­cento. Scendiamo così alla Piazza Proven­zano, che si apre, simile a un terrazzo, sulla vista di un tratto di. antiche mura e su un ridente panorama di colli. Sorge qui la ba­rocca Chiesa di Santa Maria di Provenzano, nel cui vasto interno, sormontato da una cu­pola, troviamo la veneratissima immagine della Madonna di Provenzano. Poco più avanti ci accoglie, al di là di un'arcata medioevale, la solitaria Piazza San Francesco, dominata dalla grandiosa Basilica di San Francesco. L'interno di questa chiesa, immenso ed austero, ci mostra alle pareti gli stendardi delle anti­che Corporazioni artigiane della Repubblica Senese. Mirabili affreschi dei Lorenzetti de­corano le cappelle, con le scene della Croci­fissione e del Martirio dei Francescani. Nell'ex convento della chiesa, oggi tra­sformato in seminario, ammiriamo inoltre un vasto chiostro e, su un altare, la tavola della Madonna del Latte, soavissima crea­zione di Ambrogio Lorenzetti. Altre insigni opere d'arte di pittori sene­si sono racchiuse nel vicino Oratorio di San Bernardino, dove il grande Santo era solito tenere le sue appas­sionanti prediche. Fanno da sfondo, a questa zona di Siena, valloncelli e colline limitate dalla bella Porta Ovile, presso la quale si erige, con le sue possenti arcate, la maestosa Fonte Nuova. Tornati in Via Banchi di Sopra e proce­dendo oltre Piazza Salimbeni, il nostro ulti­mo itinerario si conclude (dopo un breve riposo e una gustosa merenda a base di « panforte ») con una passeggiata attraverso il quartiere settentrionale della città, che si protende fino alla Porta Camollia. Meritano però una nostra sosta:  il grazioso Oratorio di Santa Maria del­le Nevi, nel cui interno sorride una delica­ta «Madonna» di Matteo di Giovanni;  il bel Giardino pubblico della Lizza, in fondo al quale sorge la Fortezza di Santa Barbera fatta costruire da Cosimo I de' Me­dici;  la Chiesa rinascimentale di Fontegiusta, ravvivata da un leggiadro portale di marmo e con un fastoso tabernacolo finemente la­vorato;  la celebre Porta Camollia che reca sul frontespizio il gentile saluto al forestiero, che già conosciamo; ed infine, al di là del­la « Porta », con un'amena vista sui colli cosparsi di ville,  il curioso Palazzo dei Diavoli, affianca­to da un'altissima e bizzarra torre cilin­drica.

I DINTORNI DI SIENA

Quante volte, uscendo da una piazza, op­pure sullo sfondo di una via di Siena ci è apparso l'invitante scenario delle alture che fanno da incantevole cornice alla città! So­no onde di colline disseminate di borgatelle che costituiscono le frazioni di Siena dette le Masse, disseminate di ville e di chiese, di conventi e di castelli, e dalle quali Siena riappare di continuo, alta sui suoi colli e cinta di rosse mura, col suo irto profilo di campanili, di cupole e di torri tra i quali guizzano agilissimi la torre campanaria del Duomo e la Torre del Mangia, simboli della fede e della fierezza dell'antico Co­mune. Quante interessanti méte ci offre questa ariosa cerchia di alture! Già con una bella passeggiata al di là della Porta Ovile, ad esempio, possiamo raggiungere il Convento dell' Osservanza, antico eremo francescano, prediletto da San Bernardino, la cui chiesa racchiude, fra altre opere d'ar­te, alcune pregevoli terrecotte dei Della Robbia e il drammatico gruppo della « Pie­tà » di Giacomo Cozzarelli. Qualche chilometro più a nord, ecco poi l'insigne Certosa di Pontignano, coi suoi tre mi­rabili chiostri. Volgendo ad ovest della città, incontria­mo, fra dolci colli selvosi: il Castello di Belcaro, eretto nel secolo XII, ma trasformato in palazzo nel Cin­quecento dall'architetto senese Baldassarre Peruzzi ;  la splendida Villa Monastero, recinta da un vasto parco;  il medioevale Castello della Chiocciola su un colle che domina il cosiddetto « Pia­no del Lago », ammantato di vigneti;  gli antichi conventi agostiniani di Lecceto e di San Leonardo al Lago, suggestive oasi di arte e di fede tra boschi di lecci;  Sociville, memore delle feroci lotte tra Siena e Firenze, piccolo borgo sui pendii della montagnola senese costellata di pievi, di abbazie e di ville, fra cui la magnifica « Villa Centinale ». Ad est di Siena, infine, dopo una sosta al pittoresco e slanciato Castello delle Quat­tro Torri, scendiamo nella Valle dell'Arbia, a Montaperti. Qui, sulla cima di un pog­gio svettante di cipressi, una piccola pirami­de con incisi alcuni versi di Dante, ci ricor­da la battaglia che minacciò di troncare la potenza di Firenze.

Proseguiamo ora per la splendida cittadina di Monteriggioni.............Lasciata la macchina nel parcheggio a valle o in quello più piccolo a monte, ha inizio la visita a Monteriggioni , entrando dalla porta Franca o Romea. La porta Romea era la porta d'ingresso principale a Monteriggioni. Su di essa si trovano  la lapide del 1213 e  la lapide del referendum di annessione all'Italia Unita. La porta era dotata di una pesante cancellata in ferro che velocemente veniva calata ad ogni attacco nemico.  Dalla porta Romea si accede alla bella Piazza Roma, che è la principale piazza di Monteriggioni; su di essa si affacciano i principali negozi e monumenti di Monteriggioni. Continuando lungo via 1 Maggio si arriva alla porta di San Giovanni. La porta di San Giovanni è l'altra porta di ingresso a Monteriggioni, quella che guarda verso Firenze.

TORRE VIA MATTEOTTI: questo è l'edificio più antico di Monteriggioni. Proseguendo incontriamo la Chiesa di San Giovanni Evangelista  che appartiene al nucleo originale di Monteriggioni, prima dell'intervento Senese di trasformazione nell'imponente fortezza.

Pieve di S.M. Assunta: Chiesa in stile Romanico/Gotico della fine del XIII secolo su di una singola navata con abside e con la facciata in travertino.

 

 

 

 

 

 

 

 

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